Un medico cavaliere – c’era una volta

Un medico cavaliere – storia di altri tempi

La storia di un medico a cavallo, sembra uscita da un romanzo ottocentesco…e nell’era digitale, dove tutto è veloce, immediato e tecnicizzato, assume una valenza umana incredibile.

Quando pensiamo alla Medicina, immaginiamo mezzi sofisticati, tecnologie avanzate, ambulatori all’avanguardia ed ambienti asettici…quasi ci sale al naso un sentore di disinfettante; di certo non ci viene in mente l’odore del fieno o della campagna dopo un temporale…Tutto vero, tutto giusto ed importante. Ma manca qualcosa: il fattore umano.
Non bisognerebbe mai dimenticare che la medicina, per quanto possa essere avanzata, non può prescindere dal rapporto medico-paziente, fondamentale e determinante per instaurare una terapia appropriata e di successo.

Non un ragioniere dell’ASL con laurea in medicina

Roberto Anfosso, 63 anni, medico dell’ Asl Cuneo 2, Alba-Bra, non lo ha di certo dimenticato.

Lui lavora nelle Langhe, terra di vigneti ed alberi di nocciole, dove l’aspettativa di vita è molto lunga; i suoi pazienti quindi sono tutti produttori della zona e spesso anziani (c’è persino qualche centenario!). Il “dutur”, come lo chiamano, li visita quasi sempre a casa loro e non arriva mai da solo, bensì in compagnia della sua fidata Sissi…un magnifico cavallo di 17 anni.

Sì, perché il dottore ha la passione dei cavalli fin da bambino, quando, a 14 anni, l’asma gli impedì di continuare a giocare a calcio e lo costrinse a scegliere uno sport dove a correre per lui potesse pensarci qualcun altro: l’equitazione! Roberto si è così dedicato in particolare al salto degli ostacoli, vincendo anche molti premi, e all’altra sua passione, la medicina, laureandosi e svolgendo la professione. A 50 anni il dott. ha smesso di gareggiare e da circa dieci anni a La Morra, comune vicino Alba, quando chiamano il medico, lui arriva di corsa… al galoppo! In una settimana percorre circa 80/ 100 km in sella.

Un medico con il cavallo: meno traffico

Roberto in diverse interviste ha spiegato che raggiungere i suoi pazienti a cavallo ha una duplice utilità: a lui consente di andare su e giù per le sue colline attraverso scorciatoie nei boschi e ponti sui ruscelli (facendogli risparmiare tempo più che se prendesse l’auto) ed ai suoi pazienti di godere dell’influsso positivo che Sissi esercita su di loro. Certo, perché il primo quarto d’ora lo trascorrono sempre a parlare di lei…tutti hanno mille curiosità ed informazioni da chiedere. Addirittura qualche anziano, stanco e provato, per la voglia di accarezzare il cavallo, fa lo sforzo di alzarsi e raggiungerlo fuori.

Sissi fa parte della terapia

Gli anziani spesso sono “malati” di solitudine e paura di un futuro sempre più corto…e Sissi svolge egregiamente il suo ruolo di “terapeuta”. In fondo si sa, la pet therapy è una “mano santa” per certe cose.
Quando poi i pazienti sono bambini, una volta guariti, se la bella giornata lo consente, il “dutur” li porta a fare un giro in groppa a Sissi. E poi vuoi mettere la comodità di poter “parcheggiare” sotto un pergolato?

Il dott. Anfosso per il suo cavallo ha preparato una sella speciale, ai lati della quale ha sistemato due bisacce, contenenti tutto l’occorrente per le visite: stetoscopio, misuratore della pressione, medicinali, ricettario ecc. Gli abitanti del luogo ormai sono abituati al medico “cavaliere”, per loro è normale dopo tanti anni, persino la dirigenza Asl ne è orgogliosa.

Sissi non è una principessa qualunque

D’altra parte Sissi è una vera “principessa”, non soltanto di nome: è figlia di una saltatrice olandese e di uno stallone maremmano, che hanno dato vita ad una ottima discendenza di campioni negli ostacoli. Sissi la sua abilità però l’ha messa al servizio di una causa nobile, la cura delle persone; già, perché Roberto racconta che quando escono di sera o rientrano a casa con il buio, dopo una giornata di lavoro, sono diversi gli ostacoli da superare: i rovi che si intrecciano alla criniera , il terreno dissestato che non si vede nell’oscurità, gli animali selvatici ecc… Ma Sissi non si lascia certo intimorire e poi una volta tornati nel loro “rifugio” sa che il dottore si prenderà cura anche di lei, occupandosi personalmente di tutto ciò di cui necessita un cavallo.

 

È veramente una bella storia questa, dove ritroviamo le radici dell’umanità, il rapporto vero e stretto fra l’uomo e la natura; le relazioni umane più dirette, più semplici e per questo più profonde; i ritmi lenti, regolari e cadenzati, come quelli di un battito cardiaco sano… Sarà questa la ragione della longevità in quei luoghi?

Lunga vita al medico cavaliere ed alla sua principessa!
 



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