Cliché per un cachet – oggi in Italia

Un cliché per un cachet

Un cliché, al di là del significato relativo alla tipografia ed alla stampa, è uno stereotipo, un insieme di comportamenti abituali e sempre uguali, caratterizzati dalla totale assenza di originalità.

Ne possiamo individuare molti, in tutti i campi, e sono d’accordo sulla connotazione negativa che comunemente viene ad essi attribuita, quello che non condivido sono i “pulpiti” dai quali arrivano certe “prediche”. Mi spiego meglio.

Chi stabilisce cosa è cliché e cosa no?

Chi stabilisce cosa?! Fatte salve le regole sacrosante di civiltà e rispetto del prossimo, inviolabili ed imprescindibili, non possiamo ignorare il fatto che ogni persona costituisca un universo a sé.

Ciascun individuo ha un proprio modo di interpretare la vita, di relazionarsi con il mondo e con gli altri, ha passioni, gusti ed inclinazioni che lo caratterizzano.

Ebbene chi decide, in questo ambito, cosa è “giusto” e cosa è “sbagliato”? NESSUNO.

Ribadendo che sto parlando sempre di comportamenti leciti, legali, corretti e rispettosi della dignità altrui, io credo che proprio nessuno possa arrogarsi il diritto di puntare il dito e cristallizzare un certo comportamento.

Eppure accade e anche spesso! Si elargiscono “sentenze” come fosse niente, senza conoscere il vissuto delle persone, semplicemente sulla base di…cliché!

Predicare in un modo e razzolare in un altro… altro che cliché

Nella mia esperienza ho notato un dato: molti affermano di essere rispettosi dei diritti altrui, vanno sbandierando la difesa delle minoranze e dei più deboli, si ergono a paladini della giustizia e della libertà di esprimersi, ma spesso, non sempre, spesso adottano questa lodevole filosofia solo a senso unico.

In poche parole gli stessi che si ritengono liberi da condizionamenti e costrizioni sociali e ideologiche, sono i primi a GIUDICARE chi è differente.

Lo riconosci questo esercito di “libertari”: parlano per slogan, hanno una gestualità ricorrente, ascoltano la stessa musica, leggono gli stessi autori (a volte non li leggono affatto ma li citano), vestono in modo molto simile, parlano di ideologie ed ideali (come se gli altri non li avessero), odiano tutto ciò che appartiene al senso comune, come le feste natalizie, il matrimonio, la famiglia tradizionale e le canzonette di Sanremo, molte volte sono arroganti e “rudi” nel linguaggio e soprattutto...ETICHETTANO chi non condivide le loro stesse idee, affibbiandogli tutta una serie di caratteristiche, per loro negative, ed inglobandolo nello stereotipo del borghese conformista, spesso ignorante ma saccente e magari anche “arricchito”…

Ma possibile che non si rendono conto di COSTITUIRE ESSI STESSI UN CLICHÉ?!

Un cliché peraltro vecchio e datato: ci sono dentro fino al collo! Ma davvero credono che “gli altri” non possano avere i loro stessi ideali, pur vestendo “panni” diversi?!

Pur essendo vissuti e cresciuti in un modo differente?

I limiti ovvi della libertà personale

A mio modesto parere, al mondo non esiste nessuno che possa definirsi unico detentore della VERITÀ, men che meno la sottoscritta; però quello che so è che il rispetto della mia libertà va di pari passo con quello della libertà altrui.

Ma a fatti, non solo a parole. Non siamo autorizzati a dare giudizi di merito sulla vita altrui, possiamo solo condividere o meno uno stile, un comportamento ma non giudicarlo sbagliato, se non piace a noi! Lo stesso dovrebbe valere per le persone. TUTTE.

Un grande maestro forse un po’ anacronistico

Umberto Eco, scrittore ed intellettuale di indubbio valore, ha detto che Facebook ha  dato la facoltà di scrivere anche agli imbecilli. Beh, può darsi che io appartenga alla suddetta categoria, e come me qualche miliardo di individui nel mondo, ma onestamente questa possibilità la farei rientrare nel concetto di libertà di espressione, che si sposa perfettamente con la libertà di non leggere tutto ciò che viene scritto: basta un click.

E non è cosa da poco se pensiamo che molti che scrivono e dicono pubblicamente imbecillità vengono persino pagati per farlo! Almeno noi lo facciamo gratis, per pura passione!

Ora scrivendo di tutti questi cliché non riceverò alcun cachet, ma in compenso mi è venuta  un’emicrania e vado a prendermi un cachet! Spero tanto non ne abbiate bisogno anche voi che avete avuto la bontà di leggermi.

Nota del direttore:  brava Pamela, condivido al 100% e ammiro la diplomatica osservazione su questo aspetto della Società moderna (!??!) italiana, osservazione oltremodo soft, a mio parere l’istinto suggerirebbe ben altri “consigli” per certi guri definiti tali per grazia ricevuta e/o per appartenenza diciamo “culturale”. Infine considerato il mal di testa voglio suggerirti di fare attenzione e di non sbagliare magari ingoiando un clichè per criticare un cachet.

 



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