Delocalizzazioni dall’ Italia in Europa

Delocalizzazione del tessuto produttivo verso l’EU

Abbiano concluso il ciclo di articoli sul sistema fiscale italiano che ha richiesto 11 articoli. Nell’ultimo abbiamo esaminato da vicino la proposta liberale del centro-destra di riforma radicale di questo sistema basato sull’applicazione della Flat-tax.

Naturalmente l’establishment ribadisce che è impossibile e che è da pazzi oltre che da fata turchina solo pensarlo.

Rifiutandosi solo di immaginare cosa potrebbe causare nel settore imprenditoriale italiano una riduzione così eclatante della pressione fiscale e degli altri balzelli che pesano sul settore produttivo italiano che ricordiamo essere quello che produce nuova ricchezza e che non rimescola solo la vecchia.

Distruzione del tessuto produttivo italiano

Intanto però la distruzione del tessuto produttivo italiano continua imperterrito (con svendite, chiusure, delocalizzazioni)  con l’apparente indignazione del governo (nello specifico del ministro Calenda) e si moltiplicano gli sforzi per spostare l’attenzione della campagna elettorale dalle tasse a sotto-problemi non perché siano meno importanti ma perché sono figli e derivano direttamente dall’attuale sistema fiscale e da altre condizioni con esso corresponsabili  (burocrazia, normativa ingarbugliata, incertezza del diritto) della situazione critica e che non si vuole siano messi in evidenza.

Due casi attuali di delocalizzazione

Due casi attualissimi che gridano vendetta per motivi diversi da quelli per i quali i media ce li raccontano, evidenziando aspetti di cronaca che fanno “audience” ma senza porsi le domande corrette, e se analisi si fanno, si fanno su argomenti a contorno ma mai idonee ad affrontare le vere ragioni alla base di questi fatti.

Mi riferisco ai casi K-Flex di Rocello in Brianza e l’ Embraco di Riva di Chieri (TO).

Sono due aziende ANCORA IN BUONA SALUTE (voglio dire con un eccellente business sia in termini di prodotto che di mercato) stanno delocalizzando la prima in Slovacchia e la seconda in Polonia ovviamente licenziando tutti i dipendenti italiani che hanno di fatto permesso il successo delle due aziende, senza dimenticare che la loro espansione all’estero è arrivata anche attraverso la loro azione di proselitismo professionale ossia sono stati proprio loro ad addestrare il personale slovacco e polacco.

Completate le procedure di licenziamento

Oggi entrambe le società hanno completato le procedure di licenziamento dei lavoratori i quali oggi sono sostanzialmente in mezzo ad una strada (senza neanche la cassa integrazione) quasi tutti di età avanzata ma troppo giovani per solo pensare alla pensione e con carichi di famiglia di cui non è chiaro come ci si potrà fare carico.

Nel caso della K-Flex abbiamo negli occhi l’immagine dell’imprenditore Amedeo Spinelli inseguito dal giornalista televisivo che cercava di cavargli qualche commento… adesso!

Dopo che la lunga vicenda si è conclusa e dopo che tutte le procedure previste sono state esaurite non a caso l’imprenditore in precedenza aveva dichiarato: “Non abbiamo preso questa decisione dalla sera alla mattina e non lo abbiamo fatto a cuor leggero siamo diventati un caso emblematico perché, come tanti altri imprenditori italiani in questi anni di crisi, ci stiamo comportando da imprenditori responsabili che pensano alla globalità della propria azienda e dei propri dipendenti….  Un lungo percorso che è stato impugnato da parte delle organizzazioni sindacali soltanto quando ormai era giunto alla fine. Stiamo attendendo un giudizio dal tribunale ma la procedura di licenziamento ha dovuto seguire il proprio corso come legittimamente siamo tenuti a fare“.

Il giudizio c’è stato, i lavoratori sono fuori. A quanto pare l’espansione dell’azienda è stata anche favorita di finanziamenti pubblici, male, molto male. Ci sono responsabilità penali? Bene intervenga la Magistratura.

 

Storia quasi sovrapponibile quella della Embraco (che non tutti sanno essere ex FIAT quando anche la Fiat negli anni 70-80 produceva frigoriferi). A quanto pare negli anni 90 lo stabilimento allora Whirpool contava circa 2.500 dipendenti ma nel 2000 la Whirpool passa la proprietà ad una azienda controllata la Embraco appunto, nel 2004 la Embraco apre uno stabilimento in Slovacchia e si comincia a ridurre il personale a Riva di Chieri, minacce di chiusura rintuzzate con finanziamenti pubblici in più occasioni, ma senza mai affrontare i veri nodi, per cui i dipendenti occupati diminuivano ancora fino ai 500 circa di oggi che sono stati tutti in blocco licenziati. Anche qui in processo durato più di 10 anni e solo oggi l’opinione pubblica si scandlizza!

Quali le domande che dovremmo porre a noi?

(E’ brutto dire: quali domande da porci)

Ma perché non proviamo a chiederci (ciò che diciamo per la K-Flex vale anche per la Embraco e per tante altre realtà che non hanno la fortuna di salire agli onori della cronaca) perché un’azienda italiana il cui prodotto è apprezzato in tutto il mondo, non a caso la K-Flex detiene il 35% del mercato mondiale degli isolanti decide di delocalizzare in Polonia? Abbandonando tutte le proprie risorse umane con le quali nel corso degli anni vi era sempre stato un rapporto di collaborazione e di tipo quasi familiare?

Quali condizioni trova la K-Flex in Polonia così accattivanti? Quale regime fiscale? Quale costo del lavoro? NON SI POTEVA FARE QUALCOSA PER RENDERE MENO CONVENIENTE LA DELOCALIZZAZIONE? Ma noi non molliamo dice il ministro Calenda, andremo a Bruxelles a chiedere di verificare! Cosa? La Polonia sta facendo il proprio interesse, veramente pensiamo che l’Europa possa avere qualcosa da ridire. Come diceva quello che la sapeva lunga “Avete voluto la biciletta? Ora pedalate” ossia se volete stare in Europa, oltre ad applicare il motto “ce lo chiede l’Europa” bisognerebbe rivedere come siamo messi in Italia e scegliere finalmente se siamo un paese inserito in un mercato globale e quindi adeguarci oppure isolarci nella nostra “grandezza” storica e prendere in continuo mazzate con il sorriso sulla bocca dei politicamente corretti. Almeno fino a quando saremo ancora una nazione autonoma e non una colonia tedesca.
 



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