TASSE (8) – Il mattone: motore dell’economia

Il mattone: motore dell’economia

Come ci siamo detti, nel precedente articolo, nel dopo guerra l’Italia iniziò a crescere, si partì dalla ricostruzione e da allora il settore del “mattone” ha rappresentato il motore dell’economia, il fattore moltiplicatore dello sviluppo.

E’ vero vi erano almeno un paio di altri fattori motivazionali importanti uno era la fame, o il fresco ricordo di essa; l’altro era la voglia di libertà, di fare qualcosa, di intraprendere liberamente: attività produttive, culturali, scientifiche, in sintesi la voglia di lasciarsi alle spalle il dolore e l’orrore della guerra.

Fame di lavoro = voglia di libertà

Credo che oggi ci siano ancora questi due fattori motivazionali, la fame di lavoro, in particolare, dei giovani per sentirsi utili ed apprezzati; la voglia di libertà di intraprendere senza sbattere di continuo con i 10, 100, 1000 ostacoli della burocrazia e di una legislatura scoraggiante. Non è certo questa la sede per analizzare le cause sociologiche e politiche di questa situazione ma certo non è errato affermare che lo Sato: è divenuto molto ingombrante, costoso ed autoreferenziante; gradualmente ha ribaltato i ruoli democratici: lo Stato non è più al servizio del cittadino ma sembra essere l’inverso. E’ tutto vietato meno ciò che viene concesso dallo Stato, in uno Stato democratico e moderno invece è tutto permesso tranne ciò che è esplicitamente vietato dalla comunità.  

La corruzione

Proprio qui si annida il cancro della nostra Italia ossia LA CORRUZIONE  generate e favorita da una sterminata legislazione, ogni settore, ogni argomento, ogni attività è regolata da migliaia di leggi, norme, interpretazioni, modifiche, decreti attuativi, ecc. che rendono quasi impossibile al singolo cittadino di rispettare appieno la legge, è quasi impossibile ottenere tutte le autorizzazioni necessarie… senza contare sulla benevolenza di qualche dirigente, funzionario o, se vale la pena, di qualche politico. Come dice un noto magistrato che non intende in nessun modo fare politica la corruzione è talmente endemica da essere quasi considerata normale.

Cosa occorre fare quindi?

Sono convinto che c’è una cosa fondamentale da fare ossia costringere la politica a contro-ribaltare i ruoli tra lo Stato ed il cittadino.

Ricordiamo che democrazia significa governo del popolo, è il popolo/cittadino titolare della democrazia non lo Stato, lo Stato è lo strumento tramite il quale il cittadino governa.

Oggi invece chi chiede questo viene additato da gran parte della politica come POPULISTA quanto non vien definito “fascista” che come dice il Ministro degli Interni è invece morto e seppellito per sempre dalla Società moderna, tecnologicamente avanzata e culturalmente progredita.

Che fare?

Più facile enunciare i principi ispiratori di un virtuoso adeguamento/cambiamento dello Stato, molto più complesso metterli in pratica.

La nostra è una democrazia rappresentativa/parlamentare; il popolo al massimo può votare, anche se molti sono i tentativi di ridurre le occasioni di voto o comunque di ridurre il campo di influenza del voto. I vari referendum, di fatto disattesi, dalla politica ne sono un esempio, come lo sono le affermazioni anche di vertici istituzionali: “certi argomenti non possono essere messi in mano al popolo” e non si stava parlando di tasse.

L’adeguamento, che chiamerei reingegnerizzazione dello Stato, escludendo una anacronistica e indesiderata rivoluzione deve essere realizzato dallo Stato stesso ecco perché è molto complesso e difficile, è come chiedere ai tacchini di festeggiare il giorno del ringraziamento negli USA.

Bisogna contare su quelle forze politiche liberali, moderate ed aperte ai cambiamenti in questa direzione, e qui entra ancora in gioco il popolo, che personalizzando la politica non guarda alla realtà e si lascia coinvolgere in un vortice di confusione, non a caso i più conservatori dello status quo si chiamano PROGRESSISTI mentre i più predicatori dei cambiamenti si chiamano CONSERVATORI.

Coloro che più di tutti hanno chiaro questa situazione sono i politici stessi; per cui con tattiche dilazionatorie e piroette incredibili di consensi e dissensi si sono costruiti una bella legge elettorale che ha il compito specifico, ricercato con professionalità e furbizia, ossia di non far vincere le elezioni a nessuno in modo da continuare con la centralità dello Stato e la marginalità del cittadino.

Per conservare questa situazione è necessario che pochi esercitino il voto, meno sono i votanti e più è probabile che non cambi niente, più è probabile che una minoranza di popolo deleghi una minoranza politica a governare sulla maggioranza dei cittadini.

Ecco perché è indispensabile, il 4 marzo andare tutti a votare.

Due sono le riforme indispensabili, prioritarie e condizionanti per un cambiamento virtuoso, il prossimo articolo li esaminerà.

Al prossimo TASSE (9) come e perché.

 



Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*