Astensione SI astensione NO

Astenersi dal voto a chi giova

Nel mio paese si dice:  ”li chiacchiere se’ lè port’ lu wend” ossia “le chiacchiere le porta via il vento”.

Ovviamente il mio riferimento è alla campagna elettorale per le prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018.

La particolarità delle campagne elettorali italiane sta non tanto nei partiti che si scannano ma negli elettori, che vivono la politica come fosse un campionato di calcio ossia facendo il tifo a prescindere (direbbe Totò), in sintesi per “partito preso” è proprio il caso di dirlo.

 

Alzare il punto di osservazione

La situazione invece, considerata la caduta degli ideali che contavano nel secolo scorso, (a meno di non parlare della nazionale di calcio e devi stare anche attento a parlare di tricolore e di Patria per non essere additato come fascista) richiederebbe invece una dose massiccia di pragmatismo, un innalzamento del punto di osservazione del campo di battaglia al fine di godere di un punto di vista più freddo, e di un campo di osservazione più vasto.

Ciò permetterebbe di prescindere dagli uomini (almeno in prima istanza) che rappresentano i partiti, si dovrebbe sorvolare sulle promesse in quanto tali, ma utilizzare le promesse per desumere quale tipo di modello socio-economico quel o quei partiti hanno in mente.

 

Vai a votare con il cervello connesso

Qui devo evidenziare un’altra anomalia tutta italiana, di buona parte degli aventi diritto al voto: la grande ignoranza politica intendendo per ignoranza la volontà (o incapacità) di non interessarsi di politica, chi non ha mai sentito la frase:  ” la politica non mi interessa”, “sono tutti uguali è un magna-magna”, “io non vado a votare così imparano”.

Coloro che si comportano in questo modo sono poi gli stessi che si lamentano che la sanità non funziona, che si pagano troppe tasse, che i giovani non trovano lavoro, che le pensioni sono basse, che la scuola non funziona, e così via.

A costoro dico tu non ti interessi di politica ma la politica si interessa a te, non solo ma la tua astensione condiziona anche la mia vita come quella di tutti gli altri italiani, creando le condizioni a che una minoranza possa “travestirsi” da maggioranza e governare il paese.

Certo avremmo il vantaggio di avere ancora molti argomenti per lamentarci dando la responsabilità alla casta, ai politici incapaci, quando non ai ladri e profittatori grandi e piccoli, mascherati o sfacciati. Bella soddisfazione.

Nel prossimo articolo prometto che faremo passi avanti sugli strumenti di analisi della campagna elettorale.

 



3 Commenti

  1. Riporto la risposta ad un post che invitava a votare solo per no perdere anche la speranza. Spero di aprire un confronto, magari costruttivo.

    Anteo Menardi caro Carlo, ma è proprio questo che ci hanno tolto: la speranza!! Dopo tante giravolte di colori e ideologie i risultati sono sempre gli stessi, cioè tutti dicono di voler fare una cosa e quando qualcuno la fa gli altri indicono un referendum per ritornare allo status quo ante. Mi ricorda molto quello che nell’89 in Russia per lavoro mi sentivo dire (con gli occhi spenti) da molti notabili: in tutti questi anni ci hanno tolto anche la speranza! Ora quando manca la speranza, la ragione (quello che dici tu è molto razionale) non ce la propria più.
    Gestire

    Mi piace · Rispondi · 1 minuto

    • Condivisibile come punto di vista, ma persa anche la speranza che rimane? Ci sono solo due strade o rinunciamo a tutto (ma proprio tutto) oppure cerchiamo di reagire. Mi insegni Anteo che quello che molti considerano una dote importante ossia la capacità di reagire è, in realtà, l’ultimo stadio prima della morte (non a caso per accertarsi se un individuo è vivo o morto gli si pianta un ago in una coscia e se non c’è reazione significa che è morto) meglio sarebbe pro-agire ma per farlo bisogna essere vivi.
      Lo sforzo di andare a votare (ma di più lo sforzo per cercare di comprendere cosa accade e cosa vogliono fare i vari soggetti in “gara”) vale bene la possibilità di sperare che cambi qualcosa, che qualche partito possa tenere fede, se non a tutte, almeno alla maggior parte delle promesse fatte.
      Altrimenti come spiegare i milioni di “gratta e vinci” che meglio sarebbe chiamare “gratta e perdi” che lo Stato piazza sul mercato?

  2. per i gratta e vinci la risposta è banale: DISPERAZIONE. Per il resto mi pare abbastanza chiaro che per capire cosa farà chi non sia necessario molto sforzo: nessuno farò niente e se qualcuno farò qualcosa gli altri si adopereranno per cancellarlo. M purtroppo STORIA (O CRONACA) NON, RIPRTO NON E’ MAESTRA DI VITA.
    Comunque io da buon AUTOSADICO (l’ho scritto apposta) andrò comunque a votare anche se non certo per tenere viva la speranza.

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