Al Governo animale politico o tecnico puro? (1)

Animale politico

Prendo spunto dal supposto insider trading di cui è accusato l’ing. Carlo de Benedetti e che vede coinvolto l’ex premier Matteo Renzi per stigmatizzare una pecca della politica italiana che sinceramente non so dire a cosa è dovuta.

Lascio immaginare le cause al lettore in base alla sua sensibilità.

Nel corso di colloqui con gli organi competenti l’ing. Carlo de Benedetti, parlando del modo di essere premier di Matteo Renzi, lo ha definito un “animale politicoma che di economia non capisce niente.

Questo ci porta all’argomento che mi sta a cuore.

Chi al Governo?

Al governo di un paese bisognerebbe evitare di mandare dei tecnici puri bravi ad analizzare i problemi ma assolutamente incapaci di trovare soluzioni che spesso passano invece attraverso forzature alle regole che ad un tecnico non verrebbero mai in mente anzi le avverserebbero con ogni mezzo. Non possiamo dimenticarci dei danni, quasi irreparabili, che ha causato il prof. Monti con il suo governo nominato e con la collaborazione di politici stranieri. Tutti sanno che Monti ostinatamente, rivendica ancora di aver salvato l’Italia.

Al governo di un paese bisognerebbe evitare di porre dei politici puri, intendo idealisti che si ispirano a modelli socio/economici incongruenti con la storia, il temperamento dei cittadini, con la condizione del paese. Ed in base a questi ideali sarebbero pronti a imporre dei veri e propri regimi. Quasi tutte le dittature sono iniziate così.

Al governo bisognerebbe mandare dei veri STATISTI, uomini che abbiano, nella vita costruito qualcosa di rilevante, che abbiano onorato il paese, che abbiano una preparazione specifica in diversi campi e che siano mossi sinceramente dallo spirito di servizio verso la collettività e dall’amore verso, lo dico con convinzione, la propria NAZIONE ed anche verso altre forme più ampie di aggregazione geopolitiche, quando queste non si rivolgano a popoli troppo diversi per cultura e modo di vivere.

 

Dilettanti allo sbaraglio?

Ma torniamo a noi.  Chi non ha sentito i nostri politici affermare: il problema è il lavoro; il problema è la crisi internazionale; il problema è il debito pubblico, il problema è…

Il compianto Corrado Mantoni  li definirebbe: “dilettanti allo sbaraglio”, io aggiungo che  “conservarsi la poltrona” conta più del buon governo.

Qualche esempio?

Alcuni politici  predicano:”bisogna creare lavoro”,  “bisogna attuare politiche per i giovani” , “bisogna ridurre le diseguaglianze”, “bisogna imporre una bella patrimoniale ai ricchi”, “bisogna ridurre le tasse sul lavoro”, ecc.

Che bravi a dire cosa bisogna fare, cose che però dovrebbero fare gli altri, ma non sono loro che sono in Parlamento?.

Anche altre nazioni dell’Europa e del mondo hanno subito la crisi internazionale, ma quasi tutte ne sono uscite prima e meglio dell’Italia, perché?

Ho la mia idea ma devo rinviare l’esposizione ad un prossimo articolo. Mi piacerebbe che qualcuno leggesse questi pareri e la lunghezza è nemica della chiarezza. Al prossimo articolo.

 



1 Commento

  1. La stima è reciproca, Anteo ed anche io ti voglio bene come ad un amico di sempre. So bene che le nostre posizioni sono diverse ma ricordo anche che in partenza la distanza era molto maggiore. La tua esperienza lavorativa post ME e la mia post ME ci hanno un po’ avvicinato. Oggi però io prescindo da posizioni pregresse, credo di evitare di prendere posizioni da tifoso, cerco invece di analizzare, dal mio punto di osservazione, gli accadimenti o le “promesse” e valutare a posteriori gli effetti ed i responsabili di questi effetti, approvando o disapprovando nel mio piccolo ben sapendo che la realtà neanche viene scalfita né dalle mie approvazione e disapprovazioni né da quelle di quasi tutti gli altri italiani. Se la partecipazione dei cittadini italiani fosse almeno numericamente vicino alla totalità ( non dico tanto ma almeno 70-80%i sugli aventi diritto) la risultante di queste forze identificherebbe meglio e più fedelmente la nostra bistrattata Italia. Se questo blog riuscisse a convincere un solo astensionista ad andare a votare mi riterrei soddisfatto al di là della direzione presa da quel voto.

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